Ci sono luoghi che sembrano usciti da una fiaba, e il Ponte del Diavolo di Lanzo Torinese è uno di questi. Un'unica arcata di pietra scavalca la Stura in un punto in cui il torrente corre stretto tra le rocce, a circa un chilometro dal centro del paese. Da oltre sei secoli il ponte unisce le due sponde e, insieme, due mondi: la storia documentata e una delle leggende più amate del Piemonte.
Una grande opera del 1378
Il ponte fu costruito nel 1378, ai tempi di Amedeo VI di Savoia, il celebre Conte Verde. La decisione fu presa dal consiglio della comunità di Lanzo il 1° giugno di quell'anno, e l'opera costò 1.400 fiorini: una somma enorme, raccolta interamente dalla castellania di Lanzo grazie a una tassa sul vino applicata per dieci anni. Non si trattava di un capriccio: il ponte permetteva di collegare Lanzo e le sue valli con Torino superando la Stura, senza dover attraversare territori controllati da signori ostili, come i principi d'Acaja e i marchesi del Monferrato.
I numeri spiegano ancora oggi lo stupore dei visitatori. L'arcata principale ha una luce di circa 37 metri e si alza di circa 16 metri sull'acqua, per una lunghezza complessiva di circa 65 metri. Il piano di calpestio è stretto, poco più di due metri nel punto minimo, e disegna il tipico profilo a schiena d'asino dei ponti medievali.
La porta contro la peste
Osservando il ponte noterete, su un lato, una piccola costruzione ad arco: è la porta eretta nel 1564, quando nelle terre vicine infuriava la peste. Chiudendo il passaggio, la comunità cercava di impedire che forestieri potenzialmente contagiati entrassero a Lanzo. È un dettaglio che racconta, meglio di molti libri, quanto questo ponte fosse vitale: era la porta d'ingresso al paese, da sorvegliare e, se necessario, da sbarrare.
La leggenda del diavolo gabbato
Ed ecco la storia che tutti, a Lanzo, conoscono. Si racconta che gli abitanti avessero provato due volte a costruire un ponte sulla Stura, e che per due volte l'opera fosse crollata. Disperati, accettarono l'aiuto del diavolo, che innalzò l'arcata di pietra. Il prezzo pattuito era l'anima del primo essere vivente che lo avesse attraversato.
I lanzesi, però, furono più furbi di lui: sul ponte fecero passare per primo un cane. Il diavolo, beffato, si infuriò e cominciò a colpire con violenza le rocce attorno al torrente, lasciandovi impressi i segni dei suoi artigli. Quei segni, secondo la leggenda, sono le cavità che ancora oggi si vedono vicino al ponte.
Il ponte di Lanzo non è l'unico in Europa a portare questo nome e questa storia: il motivo del diavolo costruttore ingannato è diffuso in molte valli alpine. Ma pochi Ponti del Diavolo hanno un'arcata così ardita in un paesaggio così intatto.
Le marmitte dei giganti
Dietro la leggenda c'è una spiegazione geologica altrettanto affascinante. Le cosiddette marmitte dei giganti sono buche profonde e tondeggianti scavate nella roccia dall'azione combinata dell'acqua e dei ciottoli che, trascinati dai vortici della corrente, hanno lavorato la pietra per migliaia di anni come trapani naturali. Intorno al ponte, soprattutto dietro la cappella di San Rocco, se ne contano una ventina, di dimensioni diverse: la più grande raggiunge circa sei metri e mezzo.
Proprio per tutelare queste formazioni, il ponte e la confluenza tra il Tesso e la Stura sono protetti dal 1993 dalla Riserva naturale del Ponte del Diavolo, una piccola area di circa 30 ettari gestita dall'Ente di gestione delle aree protette dei Parchi Reali. Lungo le sponde crescono salici, ontani e robinie, e nei boschi circostanti vivono volpi, tassi, scoiattoli e caprioli.
Come arrivarci a piedi da Lanzo
Raggiungere il ponte è semplice. Dal centro storico si scende verso la Stura seguendo le indicazioni per il Ponte del Diavolo: è circa un chilometro, una ventina di minuti a passo tranquillo, con un tratto in discesa che al ritorno diventerà una piacevole salita. Arrivati alla cappella di San Rocco, il ponte compare tra la vegetazione, ed è una visione che non si dimentica.
Qualche consiglio: indossate scarpe con una buona suola, perché le rocce vicino all'acqua possono essere scivolose; tenete i bambini per mano sul ponte; e ricordate che la Stura è un torrente di montagna, con correnti e livelli che possono cambiare rapidamente. Ammiratela dalle sponde e rispettate le regole della riserva. Le luci migliori sono quelle del mattino e del tardo pomeriggio, quando il sole accende la pietra dell'arcata.
Per un quadro più completo del luogo date un'occhiata anche alla nostra pagina dedicata al Ponte del Diavolo, e poi abbinate la visita a una passeggiata nel centro storico di Lanzo: insieme valgono una mezza giornata perfetta.
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