A Lanzo Torinese il protagonista silenzioso è l'acqua. La Stura di Lanzo scende dalle montagne, attraversa il paese scavando una gola profonda e poi si allarga verso la pianura torinese. Lungo il suo corso si incontrano rocce antichissime, pozze levigate dalla corrente, boschi e pareti fiorite, oltre a un'area protetta a pochi passi dal centro. Se amate la natura, questo torrente è il filo conduttore ideale per conoscere il territorio.
Un torrente nato da tre valli
La Stura di Lanzo è lunga poco meno di settanta chilometri e raccoglie le acque di un ampio bacino alpino. Nasce come Stura di Ala nella zona del Pian della Mussa, in Val d'Ala, e si arricchisce lungo la discesa: nei pressi di Ceres riceve la Stura di Valgrande, più a valle, nella zona di Traves, la Stura di Viù, e vicino a Lanzo il torrente Tesso. Dopo aver superato Lanzo prosegue verso Venaria Reale e confluisce nel Po alla periferia di Torino.
È un corso d'acqua dal carattere vivace, con portate molto variabili: placido nelle giornate di magra, può diventare impetuoso dopo piogge intense, come ricordano le grandi piene della sua storia, tra cui quella dell'ottobre 2000. Proprio per questo, chi si avvicina alle sue sponde deve sempre farlo con rispetto e prudenza.
La gola e le marmitte dei giganti
Il punto più spettacolare è la stretta gola che la Stura ha inciso appena fuori dal centro di Lanzo, dove nel 1378 venne completato il Ponte del Diavolo, a circa 1 km dal paese. Qui le rocce sono serpentiniti e peridotiti, rocce rare che hanno origine nel mantello terrestre e che caratterizzano il cosiddetto Massiccio di Lanzo.
In queste rocce l'acqua ha modellato le celebri marmitte dei giganti: cavità circolari scavate nel corso di tempi lunghissimi dal moto vorticoso della corrente, che faceva ruotare ciottoli e sabbia come in un mortaio. Accanto al ponte se ne contano una ventina, distribuite su un dislivello di quasi venti metri; alcune si trovano molto al di sopra dell'attuale livello del torrente, testimonianza di quando la Stura scorreva più in alto. La fantasia popolare le ha collegate alla leggenda del ponte, immaginandole come i pentoloni in cui il diavolo avrebbe cucinato durante la costruzione.
Le marmitte e le rocce levigate della gola possono essere molto scivolose e il livello dell'acqua può cambiare rapidamente: osservatele dai punti sicuri, rispettate la segnaletica e le regole dell'area protetta.
La Riserva naturale del Ponte del Diavolo
Il tratto di torrente intorno al ponte è tutelato dalla Riserva naturale del Ponte del Diavolo, istituita dalla Regione Piemonte nel 1993 come area attrezzata insieme alla zona di salvaguardia della Stura di Lanzo. Oggi rientra nel sistema gestito dall'Ente di gestione delle aree protette dei Parchi Reali, lo stesso che si occupa del Parco Naturale La Mandria, a circa 20 km.
L'area fa parte inoltre della rete europea Natura 2000, attraverso il sito di interesse comunitario "Stura di Lanzo". Oltre al ponte e alla gola, nella riserva si trovano piccole cappelle storiche, pareti rocciose dai toni rossastri e lembi di bosco con querce e betulle: un concentrato di natura e storia che si visita con una semplice passeggiata.
Flora e fauna lungo il torrente
Le ripide pareti di serpentinite ospitano piante rupicole che riescono a vivere su un substrato povero e difficile. Tra le fessure crescono piccole felci come la ruta di muro e il polipodio, mentre nella bella stagione le rocce si accendono con le borracine, la potentilla dai fiori gialli e le campanule azzurro-violette.
Il torrente è un ottimo punto di osservazione per chi ama gli uccelli. Con un po' di pazienza si può vedere il merlo acquaiolo, che vola rasente all'acqua e si immerge per cercare cibo tra i sassi, e d'estate le rondini montane che volteggiano lungo la gola. Nelle acque vivono pesci come il barbo, il temolo e la trota marmorata, specie oggi non più comuni e per questo preziose.
Salendo verso le valli: la natura alpina
Risalendo le Valli di Lanzo il paesaggio cambia volto: ai boschi di latifoglie seguono lariceti e pascoli, fino alle praterie d'alta quota e alle pietraie ai piedi delle cime. Nelle zone più alte si possono osservare camosci e marmotte, e con un po' di fortuna l'aquila reale che sorvola i versanti. Le testate delle valli, come il Pian della Mussa, sono il regno dei torrenti glaciali e delle fioriture estive.
Il modo migliore per vivere questo territorio è con calma e rispetto: restate sui sentieri, non raccogliete fiori, portate a valle i vostri rifiuti e non disturbate gli animali. Per informazioni aggiornate su percorsi, regolamenti e iniziative di educazione ambientale, i riferimenti sono l'Ente di gestione delle aree protette dei Parchi Reali e il Comune di Lanzo Torinese.
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